Baldus, la rivista

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Illustrazione di Andrea Pedrazzini. Pedrazzini ha illustrato la rivista Baldus a partire dal n. 3-4, anno IV

Nel XX secolo la rivista letteraria è stata il più importante strumento di storicizzazione e produzione di correnti poetiche; al punto che si potrebbe pensare che il panorama poetico degli ultimi anni risulti così amorfo e ampio anche a causa del cambiamento repentino dei processi di informazione e di quelli editoriali. Ripercorrendo a ritroso la storia della poesia italiana, la prima realtà nella quale ci si imbatte è proprio una rivista.Baldus, “l’ultima rivista letteraria italiana del XX secolo” (cit. Massimo Rezzante), è stata pubblicata dal 1990 al 1996, per 10 numeri. È nata come la creatura di Mariano Baino, Biagio Cepollaro e Lello Voce, ma la redazione si è poi ingrandita verso la fine del percorso editoriale.

Baldus è un ottimo esempio del ruolo centrale della rivista nel panorama poetico novecentesco, che è duplice: fucina di testi poetici e luogo della critica. La rivista ha fatto, per necessità degli anni, i conti con il postmodernismo, dovendo mantenere l’equilibrio tra tradizione e avanguardia. Come spiega Cepollaro:

Si trattava di accettare il postmoderno come condizione – non si poteva fare ancora l’accademia delle avanguardie-, accettare l’analisi che Lyotard aveva fatto del postmoderno, non accettare l’analisi di Jameson sulla fine del pastiche e andare avanti in questo modo che ho definito “postmoderno critico”. Accettavo il postmoderno ma rifiutavo il carattere decorativo di questo postmoderno. Questa è una delle ragioni per cui abbiamo creato Baldus e ci siamo, in modi diversi, concentrati sul tema della contaminazione…

Nei numeri di Baldus la tradizione convive con i contemporanei, sotto forma di saggi, riflessioni, testi poetici. Il filo con il passato, sempre presente ma mai sola ripresa estetica, è proprio quello su cui si basa il “postmodernismo critico” come ipotesi di ricerca poetica:

Michelangelo, Folengo, Leporeo, Rabelais dialogano in diversi numeri della rivista con poeti contemporanei italiani e stranieri (la strategia, a volte inconsapevole, a volta frutto di riflessione, era quella di far coesistere nello stesso spazio forme e temi apparentemente incompatibili).  Nel numero 3-4, ad esempio, le poesie di Alfred Arteaga precedono tre saggi su Rabelais. In un altro, le poesie del colombiano Jaime Jaramillo convivono con i «canovacci» del performer americano Allan Vizents, i quali precedono due saggi su Witold Gombrowicz, il cui romanzo Ferdydurke riconduce il lettore al progenitore dell’arte romanzesca e padre di Gargantua e Pantagruele. Nel primo numero della Nuova Serie un capitolo di prosa rimata di Leporeo si trova a fianco di Emilio Villa. (cit. Massimo Rizzante)

Nella rivista novecentesca la critica e la poetica si fondono indistinguibilmente: è impossibile parlare di Baldus senza parlare del Gruppo ‘93. I poeti del gruppo (Lorenzo Durante, Gabriele Frasca, Marcello Frixione, Tommaso Ottonieri… ma anche gli esponenti della redazione) hanno prospettive diverse, ma si ritrovano tutti sotto quattro punti fondamentali, riportati poi sulla rivista, che sembrano punti chiave di un movimento poetico ma anche delle linee editoriali:

  1. abbandono della dicotomia tra lingua ordinaria e una lingua seconda (poetica)
  2. abbandono della dicotomia che vede l’Io lirico come unico punto focale del discorso poetico o come categoria da superare
  3. centralità della citazione come comunicazione ipertestuale
  4. apertura ai dialetti

Questi ultimi due punti in particolare descrivono il lavoro che verrà portato avanti nei numeri di Baldus: Se ne trovano le tracce tra gli interventi per Ernesto Calzavara, in quelli per Harnoldo de Campos e sui continui contributi critici che guardavano non solo alla letteratura ma anche alla contemporaneità (all’età del talk show per dirla con Cepollaro), alla ricerca letteraria e al linguaggio.

 

Questa sembra oggi, a ventidue anni di distanza, l’ultima esperienza poetica “strutturata” della contemporaneità. Ovviamente è solo la critica posteriore che dà forma stabile ai movimenti letterari, ma difficilmente si può rintracciare nella poesia “post-baldusiana” una così chiara comunione di intenti poetici e di pensiero critico. Ed è proprio per questo che oggi si potrebbe ripartire da Baldus: se c’è una cosa che la rivista ci ha insegnato è che la novità si costruisce dalla tradizione e dall’apertura a ogni forma di linguaggio.

Lello Voce ha raccolto sul suo blog alcune scan che ripercorrono a tappe il percorso editoriale di Baldus. Dal 2007 è disponibile un’antologia completa in CD edita da NoReply. Le due citazioni sopra sono di Biagio Cepollaro e di Massimo Rizzante, rispettivamente in un’intervista su diaforia.org e sul blog personale di Rizzante.
La migliore descrizione, anno per anno, delle tappe teoriche e editoriali di Baldus è senza dubbio Baldus, la ricezione di Adriano Padua.

 

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