Poesie Elettroniche

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Il supporto espressivo modifica l’esperienza di lettura, e questo vale soprattutto in poesia. Tra le realtà contemporanee che rendono questo aspetto del testo poetico, quella delle poesie elettroniche è sicuramente degna di nota – con electronic poetry si intende la poesia scritta con l’aiuto di codici di programmazione, ai e software di vario tipo.

Questo tipo di sperimentazione sembra venire da lontano: già Nanni Balestrini con Tristano provò nel 1964 a scrivere un romanzo con l’aiuto di un calcolatore elettronico; ma per fare altri esempi, oltre al “Romanzo multiplo” di Balestrini e alle opere aperte del gruppo ‘63, il concetto di poesia elettronica fa subito pensare alla letteratura dell’Oulipo, in cui il testo si accompagna spesso all’enigmistica ed è costruito da codici e matrici.

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Una poesia di George Perec da Metáux (1985). Perec usa un alfabeto di sole 14 lettere, presentando la poesia in un quadrato 14×14 nel quale la stessa lettera non può apparire due volte in una colonna o riga. fonte: denniscooperblog

Nel 2017 Fabrizio Venerandi ha scritto Poesie elettroniche, un ebook di poesie in formato EPUB3 scritte in XHTML. È interessante notare come queste poesie, che pure sono una forma di sperimentazione inedita, si servano del coding per ribadire proprio quelle caratteristiche che rendono questo genere letterario diverso da tutti gli altri.

Una poesia significa su due diversi livelli: uno denotativo e l’altro connotativo. In altre parole, approcciando la pagina scritta riconosciamo prima i significati della nostra lingua, che avvertiamo come comuni, per poi riconoscere nella disposizione spaziale e (non) grammaticale delle parole un significato altro, non comune, vera particolarità del testo poetico. È proprio questo secondo significato, quello che,  per dirla a la Michael Riffaterre, richiede al lettore di “sormontare la recinzione della mimesi”1, che trova nel codice di programmazione un potente significante. Prendiamo ad esempio una delle prime poesie dell’ebook di Venerandi, dalla sezione poesie occluse:

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Non è possibile leggere la poesia nella sua interezza, ma è possibile, tramite l’interazione con lo schermo, leggerne i versi e ricavarne il senso ricostruendolo con la propria memoria, senza il supporto della parola scritta. La struttura del testo, questo meccanismo interattivo, è in sé una ridondanza che rafforza il significato predominante della poesia: la presenza/assenza, il non essere notati. Anche le parole non nascoste sono dei perni centrali del contenuto (nascondo – senti – vedi – vedo – nero – splende) e creano le opposizioni semantiche ombra vs luce, vedere vs nascondere, io vs tu.

Come abbiamo già visto in un nostro precedente articolo, la poesia non dice, indica una sfumatura di significato che non è logica nel senso comune. Caratteristica questa che si ritrova ancora una volta nelle nostre poesie elettroniche:

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In questa poesia a roulette ci sono delle parole che cambiano con l’input del lettore. Ne viene fuori un componimento da rileggere due, cinque, dieci volte senza che si ripetano gli stessi versi. Eppure, il senso della poesia emerge dalle ri-letture: l’attesa di salvezza, l’inesorabile delusione, l’incontro con il tu poetico sfiorato e mai ottenuto. Non è solo una poesia, ma è una matrice di poesie possibili, che trova il suo senso nell’ipertestualità.

Ricollegandomi a quest’ultimo punto, un altro aspetto importante riguarda l’autore, che non è solo un poeta, ma una sorta di “iperpoeta”, autore due volte: della poesia e del suo codice. Non a caso nell’introduzione al libro Venerandi fa un appello ai poeti: l’ebook è senza DRM: i versi si possono cambiare, riscrivere e cancellare. Certo, nel caso di un mash up le poesie non sarebbero le stesse; eppure, l’autore sarebbe sempre presente, perché creatore delle regole che regolano le parole. Regole che veicolano un significato letterario, proprio come metafore e anafore.

Potete acquistare qui Poesie elettroniche. Questo è il sito della casa editrice di Fabrizio Venerandi e questo è il suo blog personale. Qui un suo articolo su Nazione Indiana.

[1] Michael Riffaterre, “Semiotica della poesia”, il Mulino, Bologna, 1983, p. 29

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