Elisa Biagini

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Il 13 aprile Elisa Biagini è stata ospite della Facoltà di Lettere dell’Università di Bologna.

Ha parlato della sua idea di poesia, sempre politica, nel senso di pubblica e intima insieme (quasi come se la parola fosse una linea che unisce poeta e lettore, persona e persona, spingendoli a riconoscersi e a fare i conti col mondo); ha parlato anche delle sue ispirazioni, quasi mai formali e spesso nemmeno letterarie, ma che contribuiscono allo stesso modo alla poetica unica dell’autrice.

Nonostante l’incontro sia stato tutto interessantissimo mi piacerebbe riportare qui un paio domande che ho posto.

Da dove iniziano le installazioni? Sono esperienze che appartengono allo stesso mondo della poesia scritta oppure c’è una distinzione tra le due?

Questo tipo di linguaggio mi appassiona da sempre e quindi mi sono un po’ avvicinata all’idea di lavorare con il visivo; ho fatto alcune cose e mi sono detta “sono graziose”, non di più, ma con il senno di poi è stato interessante.

Sono laureata in arte contemporanea: mi sono laureata su Ketty La Rocca, un’artista visiva fiorentina degli anni ‘70 che sperimentava con scrittura, fotografia e linguaggio, quindi sono stata sempre vicina a questo tipo di modalità espressiva. Mi è capita di pensare alle installazioni quando si presentano contesti interessanti: se mi dicono “abbiamo a disposizione una sala del Museo della Specola, facci qualcosa”, a quel punto non fai una lettura, ma un’installazione.  Oppure: qualche anno fa ci fu un boom di interesse e di saggi scritti su Paul Celan. E chi scriveva questi saggi? O filosofi o psicanalisti. Io mi sono detta: “ma Celan aveva anche una dimensione intima, umana, o no?” e da qui è nata l’idea dell’installazione a Villa Romana. Le poesie di Celan erano inserite all’interno di camicie appese. Era interessante vedere le reazioni dei partecipanti: di solito le installazioni non si toccano, invece in quell’occasione chi leggeva le poesie doveva prendersi la responsabilità di sbottonare le camicie, che è un gesto molto intimo: spogliamo solo noi stessi e la persona amata.

Le installazioni servono anche ad avvicinare le persone alla poesia. In un’altra occasione per un festival sono entrata in casa di diverse persone e ho chiesto loro di rappresentarsi con un oggetto personale. Da lì ho scritto delle poesie su alcune federe, poi appese dai balconi. La gente si fermava e diceva “mi è piaciuta! È una poesia e mi è piaciuta!”

Qual è il ruolo della lettura ad alta voce nella scrittura poetica?

Lavorare un minimo sulla voce è anche una responsabilità del poeta; magari ci sono delle poesie splendide e sono presentate male. Lavorarci troppo no, perché poi si arriva a fare Carmelo Bene. Anche in fase di stesura è importante, perché è importante il suono: bisogna capire se ciò che si scrive funziona anche letto ad alta voce. Nella lettura giocano diverse componenti, anche visive: in una poesia ad esempio possono esserci degli enjambement che danno un particolare effetto sul foglio e un altro ad alta voce. Sono due momenti diversi.

Elisa Biagini è una poetessa, docente e traduttrice. Il suo ultimo libro si intitola Da una crepa ed è stato pubblicato nella collana di poesia Einaudi nel 2014. Sul sito personale dell’autrice potete trovare alcune delle sue poesie e diverse testimonianze delle sue pubblicazioni e installazioni.

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