Perché non leggiamo poesie?

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La poesia in Italia non è letta, questo è un dato di fatto.

E diciamocelo, quando siamo lì allo scaffale adibito, agguantiamo un Hikmet a casaccio e ci avviciniamo alla cassa, ci sentiamo artefici di un’opera di bene, vestali nel tempio della Vera Cultura. Però non leggiamo (noi “persone comuni” al centro della gaussiana), e men che meno leggiamo poesie.

Ci sono vari motivi per i quali è raro vedere libri in versi tra i best seller in vetrina. Un punto di vista interessante a riguardo è quello di Marcello Frixione, che in occasione dell’incontro tenuto dalla Biblioteca Discipline Umanistiche di Bologna “Ex Libris” del 2014 ha parlato della sua esperienza di filosofo delle scienze cognitive e di poeta.

Ecco l’intervento:

È illuminante la similitudine che c’è per Frixione tra il genere di libro (elenco telefonico, romanzo giallo, manuale di algebra…) e i giochi linguistici del Wittengstein delle Ricerche Filosofiche: opposto agli snobismi e ai luoghi comuni che guardano alla poesia come un genere per pochi, l’intervento ci parla di pragmatica, di pratiche di lettura. I libri di poesia non si leggono non perché siano “difficili”, ma perché ci capita sempre meno di leggerli “come si dovrebbero”, con il giusto approccio al testo.

A questo proposito mi sembra opportuno citare Paolo Costa, che in #letturasenzafine. Il futuro del testo nell’era social scrive:

E oggi? Un’ipotesi che merita di essere esaminata con attenzione è la seguente: nella transizione dall’ecosistema del libro di carta a quello dello schermo e del testo elettronico, ad andare in crisi non è la lettura in generale; il deterioramento dell’esperienza riguarda in modo specifico un comportamento di lettura, quello che definiamo profondo.

Le tecnologie dell’era dell’informazione favoriscono un tipo di lettura forse non adatta alla poesia: una lettura più estesa e più improntata alla ricezione di informazioni, ma meno approfondita.

Ma quindi come si legge la poesia? Così su due piedi la migliore ci sembrerebbe una lettura più concentrata, endofasica. Eppure, come ci racconta lo stesso Frixione, ci sono tanti tipi di poesia, e dopotutto il genere ha una vocazione orale e sonora, poco compatibile con l’idea romantica di un lettore chiuso nella sua stanza a leggere versi tragici…

C’è poco da meravigliarsi: non ci sono delle istruzioni dell’uso globali per imparare a leggere il genere Poesia. Inoltre, se il nostro modo di leggere si trasforma, lo fa anche ciò che leggiamo. Però la prossima volta che ci capiterà davanti una poesia (su un libro o su un ebook, su uno schermo, un muro, un lenzuolo, una maglietta, un manichino…) magari la leggeremo un po’ meglio riflettendo sul fatto stesso che la stiamo leggendo: cosa non poi così scontata.

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